27 Aprile – III incontro “Ricerche A Confronto” a Bologna

h. 17:00 – Aula Marco Celio

Chair: Federico Alpi (Università di Pisa)

Vincere grazie a un’astuzia? La prima battaglia di Bedriaco (Tac., Hist. II 39.1-45.3; Suet.,Otho 9.3)

Pauline Duchêne (Université Paris Ouest Nanterre)

La prima battaglia di Bedriaco (14 aprile 69) è stata molto studiata dal punto di vista storico: essa rappresenta, infatti, uno degli esempi più famosi di errore di localizzazione geografica da parte di Tacito e, dunque, di interrogazioni degli studiosi sulle sue conoscenze militari
Alcuni ricercatori si sono interessati anche ai suoi aspetti stilistici, mettendo la narrazione dello storico in parallelo con quella fatta dai legati e soldati quando Vitellio visita il luogo, o con quella della seconda battaglia, avvenuta nello stesso luogo il 24 ottobre dello stesso anno.
Ma sembra che nessuno abbia notato un episodio strano, che succede poco prima dell’inizio del combattimento decisivo: mentre uno dei due generali vitelliani, Cecina, sta facendo costruire un ponte, riceve la visita di emissari otoniani che domandano di parlargli, senza che si sappia chi li abbia inviati e con quale obiettivo; ma appena li accoglie, i suoi avversari attaccano all’improvviso ed egli è obbligato a riunire le sue truppe in fretta, dopodiché gli emissari spariscono totalmente dalla narrazione.
Questo stratagemma, menzionato solo in Tacito, ha un’eco, nel seguito del testo, molto meglio documentata, poiché presente anche in Svetonio e Plutarco: all’inizio della battaglia si racconta falsamente, nel campo otoniano, che i vitelliani hanno lasciato le armi per fraternizzare con loro; ne è conseguita un’accusa di aver vinto slealmente, grazie a un’astuzia.
Si propone dunque di studiare questi due episodi, che coinvolgono diverse questioni, fra le quali: la concezione romana di una battaglia vinta grazie a uno stratagemma; la propaganda opposta degli otoniani e dei vitelliani ; l’utilizzo o meno, da parte degli storici romani, di episodi “colorati” o inventati in questi discorsi avversari. Ci si interesserà, in particolare, all’origine del primo stratagemma, alla questione della sua esistenza reale e alle ragioni del perché Tacito l’abbia menzionato, mentre Svetonio l’ha taciuto.

L’antichità alla luce delle scienze sociali. Le liturgie ateniesi.

Martin Degand (Université Catholique de Louvain)

The aim of this research is an interdisciplinary study. Having recourse to concepts and tools developed by social sciences, we would revisit the Athenian liturgical system and intend, more  particularly, to interpret several aspects of this institution in the light of modern oblative theories. The paper starts with a survey of the liturgical organisation (λειτουργίαι) in classical Athens. We  focus on two distinct forms of this state public state assumed by wealthy citizens: the trierarchy  and the choregy. We then confront this ancient argument to modern gift notions and pinpoint several interesting features.
The liturgical object covers a double investment in terms of time and money about a precise activity, with only a few space of freedom. We then observe the existence of three types of actors  within the liturgical system. On the giver’s side, there are the liturgists characterised by affluence  and political activity. They constitute a reduced part of the population and show contrasted attitudes toward their duty. On the recipient’s side, we surprisingly find the gods as well as, more  obviously, the citizens (globally but also, to some extent, individually). The gift relationship does  not appear in its classical interpersonal form. Moreover, we distinguish two kinds of return gift  according to their certainty level. The liturgical system is finally examined with regard to its impact on social cohesion. Beyond the limits of the confrontation, the socio-anthropological perspective reveals its relevance to highlight the main features of the Athenian liturgical system.

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